La Regione Lazio ha individuato zone a elevato potenziale di concentrazione di Radon grazie alle indagini di ARPA Lazio e ISPRA. Queste aree prioritarie segnalano dove il gas è probabile nel suolo, ma non dicono quanto Radon ci sia davvero in casa – per questo è essenziale misurare direttamente gli ambienti interni.
Il quadro normativo (D.Lgs. 101/2020 e leggi regionali) prevede l’individuazione di tali zone e fissa gli obblighi per le nuove costruzioni e gli edifici esistenti. Vediamo dunque cosa sono le aree radon nel Lazio, quali norme vanno rispettate e perché solo una misurazione indoor può rilevare il rischio reale.
Le aree prioritarie sono zone individuate sulla base del potenziale geologico di Radon: in pratica vengono, segnate le aree in cui il terreno potrebbe generare alte concentrazioni di gas Radon. Nel Lazio, le campagne di monitoraggio 2003-2011 svolte da ISPRA e ARPA Lazio hanno misurato oltre 5.300 abitazioni in 374 comuni e creato cartografie con le aree di concentrazione elevata.
Il risultato: sono emerse vaste porzioni di territorio (soprattutto nelle province di Viterbo, Rieti, Roma e Frosinone) con maggiore probabilità di concentrazioni elevate di Radon indoor. Ad esempio, i rilievi nazionali indicano un valore medio annuo in Lazio di circa 120 Bq/m³ (rispetto a 119 Bq nazionali), con il 3-4% di case oltre 400 Bq.
Il valore medio di concentrazione di Radon in un’area non fornisce un’indicazione sufficiente riguardo al livello di Radon in una singola abitazione. Per conoscerlo infatti è sempre necessario effettuare una misurazione.
In altre parole, le mappe delle aree prioritarie indicano solo il potenziale del terreno, non il rischio effettivo per chi vive nelle case: per questo ogni edificio va misurato separatamente.
La protezione dal Radon è regolata a livello UE e nazionale. La Direttiva 2013/59/Euratom e il D.Lgs. 101/2020 (attuazione della precedente 241/2000) impongono agli Stati e alle Regioni di individuare aree prioritarie di intervento – cioè zone in cui una frazione significativa degli edifici supera il livello di riferimento di 300 Bq/m³ – e di adottare misure di controllo. In base a queste norme, l’iter normativo italiano prevede:
In sintesi, il quadro normativo fa riferimento alla normativa comunitaria e nazionale, mentre le Regioni (come il Lazio) stanno aggiornando i propri strumenti urbanistici per includere il Radon. Ad esempio, la recente legge regionale semplifica il recupero di spazi interrati ma condiziona il progetto alla conformità con il D.Lgs. 101/2020.
Un aspetto cruciale riguarda le costruzioni edili: per i nuovi edifici (specialmente quelli residenziali o pubblici) si raccomanda di adottare misure preventive fin dalla progettazione.
Nel Lazio chi recupera o realizza fabbricati deve prevedere accorgimenti e soluzioni tecniche per non superare i 200 Bq/m³ nelle nuove costruzioni. In pratica, nelle costruzioni nuove va considerata fin dall’inizio la protezione dal Radon: basti pensare che il gas è presente soprattutto nel terreno vulcanico del Lazio (tufo, pozzolana) e può infiltrarsi nelle case. Le linee guida tecniche suggeriscono pertanto l’adozione di fondazioni aerate o impianti di depressurizzazione del suolo, in modo da catturare il Radon prima che entri negli ambienti.
Il concetto centrale – riconosciuto dagli esperti e ribadito da noi in più occasioni – è che solo la misura diretta negli ambienti domestici chiusi indica il rischio reale. Le aree prioritarie servono a individuare dove cercare, ma due case nella stessa zona possono avere concentrazioni di Radon molto diverse.
Per questo la normativa prevede che, una volta individuate le zone a potenziale alto radon, si proceda a campagne di misurazione indoor: soprattutto nelle scuole, negli ospedali e negli edifici pubblici presenti nelle aree prioritarie il valore del gas va accertato con strumentazioni professionali. Solo se il radon supera i livelli di riferimento (generalmente 300 Bq/m³) scatta l’obbligo di intervento.
In definitiva, conoscere le aree prioritarie Lazio è utile per concentrare gli sforzi di prevenzione e coinvolgere proprietari e costruttori a mettere in conto il Radon, ma non basta per valutare la pericolosità effettiva per le persone. I cittadini e i tecnici dovrebbero quindi fare una misurazione e soprattutto quando si lavora su edifici nuovi o ristrutturati. Solo così si potrà davvero verificare se si stanno rispettando i limiti di legge (nazionali o regionali) e garantire la sicurezza degli ambienti di vita e di lavoro.
Indagine ARPA Lazio sulle concentrazioni indoor di Radon: https://www.arpalazio.it/ambiente/radioattivita/monitoraggio-del-radon-nel-lazio, dossier sulle mappe e normative Radon in Italia.
Casa di campagna di circa 200 mq, su due livelli fuori terra, con una moderata presenza di tufo nei materiali di costruzione. Entrambi i piani sono abitabili.
Il lago di Bracciano è considerato zona a rischio Radon, per le carratteristiche del teritorio e i materiali usati nella costruzione degli edifici, il tufo in particolare.
La misurazione che abbiamo effettuato nel seminterrato ristrutturato dell’abitazione ha registrato una concentrazione media di Radon di 700 bq.
Sei al sicuro dai pericoli del Radon?