Radon nel Lazio: aree prioritarie di rischio, obblighi normativi e misure preventive

9 Giugno 2026

La Regione Lazio ha individuato zone a elevato potenziale di concentrazione di Radon grazie alle indagini di ARPA Lazio e ISPRA. Queste aree prioritarie segnalano dove il gas è probabile nel suolo, ma non dicono quanto Radon ci sia davvero in casa – per questo è essenziale misurare direttamente gli ambienti interni.

Il quadro normativo (D.Lgs. 101/2020 e leggi regionali) prevede l’individuazione di tali zone e fissa gli obblighi per le nuove costruzioni e gli edifici esistenti. Vediamo dunque cosa sono le aree radon nel Lazio, quali norme vanno rispettate e perché solo una misurazione indoor può rilevare il rischio reale.

Le aree prioritarie Radon nel Lazio

Le aree prioritarie sono zone individuate sulla base del potenziale geologico di Radon: in pratica vengono, segnate le aree in cui il terreno potrebbe generare alte concentrazioni di gas Radon. Nel Lazio, le campagne di monitoraggio 2003-2011 svolte da ISPRA e ARPA Lazio hanno misurato oltre 5.300 abitazioni in 374 comuni e creato cartografie con le aree di concentrazione elevata.

Il risultato: sono emerse vaste porzioni di territorio (soprattutto nelle province di Viterbo, Rieti, Roma e Frosinone) con maggiore probabilità di concentrazioni elevate di Radon indoor. Ad esempio, i rilievi nazionali indicano un valore medio annuo in Lazio di circa 120 Bq/m³ (rispetto a 119 Bq nazionali), con il 3-4% di case oltre 400 Bq.

Il valore medio di concentrazione di Radon in un’area non fornisce un’indicazione sufficiente riguardo al livello di Radon in una singola abitazione. Per conoscerlo infatti è sempre necessario effettuare una misurazione.

In altre parole, le mappe delle aree prioritarie indicano solo il potenziale del terreno, non il rischio effettivo per chi vive nelle case: per questo ogni edificio va misurato separatamente.

Il quadro normativo

La protezione dal Radon è regolata a livello UE e nazionale. La Direttiva 2013/59/Euratom e il D.Lgs. 101/2020 (attuazione della precedente 241/2000) impongono agli Stati e alle Regioni di individuare aree prioritarie di intervento – cioè zone in cui una frazione significativa degli edifici supera il livello di riferimento di 300 Bq/m³ – e di adottare misure di controllo. In base a queste norme, l’iter normativo italiano prevede:

  1. Norme UE e nazionali – Il D.Lgs. 101/2020 recepisce la direttiva europea sul Radon, definisce il livello di riferimento (300 Bq/m³) e affida alle Regioni il compito di delimitare le aree prioritarie sulla base di misurazioni indoor e caratteristiche geologiche. Il Piano Nazionale Radon (2023-2032) aggiorna gli indirizzi, inserendo criteri per le misurazioni e l’individuazione delle aree.
  2. Normativa regionale (Lazio) – Recentemente la Regione Lazio ha richiamatol’obbligo di conformarsi al D.Lgs. 101/2020 e ha introdotto nuovi parametri. Con la L.R. 12/2025, all’Art. 25 si stabilisce che in tutti i progetti di recupero o nuova costruzione (interrati, seminterrati, etc.) vanno rispettati i limiti del decreto, portando il livello di riferimento futuro a 200 Bq/m³ per gli edifici residenziali nuovi (dopo il 2024) e 300 Bq/m³ per quelli esistenti.
  3. Linee guida e tecniche – I nuovi CAM edilizia (2025) richiedono la documentazione delle misure passive per la mitigazione del Radon già in fase progettuale.
  4. Obblighi specifici – Le Regioni e l’ISPRA devono ora fornire alle autorità competenti l’elenco delle aree prioritarie Radon (analoghe alle “aree a elevata probabilità di concentrazioni alte” citate dai decreti). In queste zone si pongono priorità come la mappatura degli edifici pubblici (scuole, ospedali) e il monitoraggio di attività lavorative a rischio. Inoltre, nelle costruzioni nuove i progettisti non sono più obbligati a incaricare un “esperto Radon”, ma devono comunque seguire le buone pratiche (prevedendo ad esempio membrane e vespaio aerato) per limitare l’ingresso del gas.

In sintesi, il quadro normativo fa riferimento alla normativa comunitaria e nazionale, mentre le Regioni (come il Lazio) stanno aggiornando i propri strumenti urbanistici per includere il Radon. Ad esempio, la recente legge regionale semplifica il recupero di spazi interrati ma condiziona il progetto alla conformità con il D.Lgs. 101/2020.

La prevenzione del Radon per le nuove costruzioni

Un aspetto cruciale riguarda le costruzioni edili: per i nuovi edifici (specialmente quelli residenziali o pubblici) si raccomanda di adottare misure preventive fin dalla progettazione.

Nel Lazio chi recupera o realizza fabbricati deve prevedere accorgimenti e soluzioni tecniche per non superare i 200 Bq/m³ nelle nuove costruzioni. In pratica, nelle costruzioni nuove va considerata fin dall’inizio la protezione dal Radon: basti pensare che il gas è presente soprattutto nel terreno vulcanico del Lazio (tufo, pozzolana) e può infiltrarsi nelle case. Le linee guida tecniche suggeriscono pertanto l’adozione di fondazioni aerate o impianti di depressurizzazione del suolo, in modo da catturare il Radon prima che entri negli ambienti.

Misurare il Radon: è l’unico modo per conoscere il vero rischio

Il concetto centrale – riconosciuto dagli esperti e ribadito da noi in più occasioni – è che solo la misura diretta negli ambienti domestici chiusi indica il rischio reale. Le aree prioritarie servono a individuare dove cercare, ma due case nella stessa zona possono avere concentrazioni di Radon molto diverse.

Per questo la normativa prevede che, una volta individuate le zone a potenziale alto radon, si proceda a campagne di misurazione indoor: soprattutto nelle scuole, negli ospedali e negli edifici pubblici presenti nelle aree prioritarie il valore del gas va accertato con strumentazioni professionali. Solo se il radon supera i livelli di riferimento (generalmente 300 Bq/m³) scatta l’obbligo di intervento.

In definitiva, conoscere le aree prioritarie Lazio è utile per concentrare gli sforzi di prevenzione e coinvolgere proprietari e costruttori a mettere in conto il Radon, ma non basta per valutare la pericolosità effettiva per le persone. I cittadini e i tecnici dovrebbero quindi fare una misurazione e soprattutto quando si lavora su edifici nuovi o ristrutturati. Solo così si potrà davvero verificare se si stanno rispettando i limiti di legge (nazionali o regionali) e garantire la sicurezza degli ambienti di vita e di lavoro.

Fonti consultate per la redazione dell’articolo

Indagine ARPA Lazio sulle concentrazioni indoor di Radon: https://www.arpalazio.it/ambiente/radioattivita/monitoraggio-del-radon-nel-lazio, dossier sulle mappe e normative Radon in Italia.

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