L’Umbria è una regione esposta ai pericoli del Randon per la presenza di aree vulcaniche e di edifici costruiti in tufo, materiale poroso che rilascia il gas Radon.
Le informazioni disponibili nei siti della Regione Umbria sulla presenza del Radon nel territorio umbro parlano chiaro: l’Umbria ha una concentrazione media di Radon da considerare con attenzione rispetto alla media italiana ed europea. E i motivi sono sostanzialmente due:
Concentrazioni elevate di gas Radon sono dannose per la salute delle persone. La Direttiva 2013/59 EURATOM recepita dal Decreto legislativo 31 luglio 2020, n. 101 stabilisce i livelli di concentrazione del Radon nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro:
Il Becquerel (Bq) è l’unità di misura della radioattività, definita come numero di decadimenti per secondo.
Per approfondire vi consigliamo di leggere il resoconto di uno dei nostri interventi o un approfondimento sul tufo a questo link: Il tufo: perché è pericoloso e come intervenire.
L’Umbria, sebbene non sia una regione “vulcanica” in senso stretto, presenta delle zone di origine vulcanica, che vale la pena conoscere quando si parla di Radon. Il Radon, infatti, nasce dal decadimento naturale di elementi presenti in rocce e suoli; il terreno è la sorgente principale del Radon che può entrare negli edifici, mentre alcuni materiali da costruzione di origine vulcanica (per esempio il tufo) possono costituire una sorgente aggiuntiva.
Un primo punto chiave è San Venanzo, in provincia di Terni: qui si trova un piccolo ma conosciuto complesso vulcanico, legato a tre strutture ravvicinate: il maar di San Venanzo (maar: cratere generato da esplosioni dovute al contatto tra magma e acqua), l’anello di tufo di Pian di Celle e l’anello di lapilli di Celli. È un’area di interesse per i prodotti vulcanici; infatti, proprio da Pian di Celle proviene la venanzite, una roccia lavica.
Un secondo riferimento importante è Orvieto: la città sorge su una rupe costituita da una piastra di prodotti piroclastici. Questa “piastra tufacea” è collegata alla formazione del tufo di Orvieto e Bagnoregio, deposta durante fasi eruttive connesse alla caldera di Bolsena (depressione vulcanica legata alla riorganizzazione del sistema a seguito di eruzioni).
Infine, guardando al confine con il Lazio, si entra nell’area del distretto vulcanico dei Monti Vulsini, intorno al bacino di Bolsena. L’altopiano dell’Alfina, formato da rocce basaltiche, è un altopiano vulcanico che comprende i territori di comuni del Lazio e dell’Umbria ─ Orvieto, Castel Viscardo, Castel Giorgio, Porano. Questo quadro geologico serve soprattutto a capire perché in certe aree ha senso essere più vigili. L’unico modo affidabile per sapere cosa succede nel tuo edificio resta la misurazione (e, se serve, la successiva diagnosi e progettazione della mitigazione).
Come abbiamo evidenziato nel sito e nelle conversazioni con i nostri clienti, consideriamo le medie sulla concentrazione del Radon nel terreno un indicatore – una stima – della possibile presenza del Radon negli ambienti domestici.
Solo una misurazione della concentrazione del Radon nel terreno sottostante l’edificio e negli ambienti interni di un’abitazione può fornire ai residenti (e a noi come esperti di risanamento Radon) informazioni oggettive sulla reale pericolosità del Radon all’interno dei luoghi dove abitiamo, dormiamo o lavoriamo.
Solo la misurazione può stabilire se il Radon è presente tra le pareti domestiche , in quale concentrazione e con quale livello di pericolosità per la salute delle persone. E solo attraverso queste informazioni possiamo stabilire una diagnosi di soluzione del problema.
Riportiamo la seguente precisazione dal sito di Arpa Umbria:
Sempre a causa della notevole variabilità delle concentrazioni di radon, stime basate su valori medi misurati in altri edifici della stessa zona risultano poco affidabili. Stesso principio vale per le misure di radon nel suolo in quanto il radon che penetra nell’edificio è fortemente influenzato dalle caratteristiche edilizie dell’edificio piuttosto che dalla quantità di radon presente nel suolo.
Sei al sicuro dai pericoli del Radon?