La Regione Toscana con la delibera della Giunta regionale n. 1579/2024, aggiorna le strategie di misurazione e intervento per tutelare la salute pubblica dal Radon, con l’obiettivo di identificare le aree a rischio attraverso una mappatura dettagliata.
La Regione Toscana ha pubblicato la delibera della Giunta regionale n. 1579/2024 “Individuazione delle aree prioritarie a rischio radon ai sensi dell’art.11 del D.Lgs 101/2020 (la nostra pagina con la presentazione del Decreto)”, con l’obiettivo di costruire una mappa delle zone con maggiore probabilità di concentrazione del Radon in relazione a fattori geologici. Il nesso tra geologia e Radon aiuta nell’identificare aree a rischio, ma non è sufficiente a spiegare il fenomeno nella sua complessità.
Anche in zone geologicamente presentate come a basso rischio Radon, le abitazioni o i luoghi lavori (pubblici come privati) possono rivelare una concentrazione elevata di Radon negli ambienti chiusi, conseguenza di fattori come i materiali di costruzione o la configurazione della struttura dell’edificio (locali interrati e seminterrati, soletta, sistema di aerazione ecc.)
La delibera regionale toscana 1579 (23/12/2024) stabilisce che nei comuni designati come aree prioritarie è obbligatorio effettuare controlli sulla concentrazione media annua di Radon in tutti i luoghi di lavoro situati in locali seminterrati e/o al piano terra. Le misurazioni devono devono essere effettuate per un anno, preferibilmente nell’arco di due semestri per evidenziare eventuali variazioni stagionali. Le aree prioritarie sono state identificate nelle seguenti zone:
Le delibera della Regione Toscana, come altre delibere regionali, è una conseguenza del Decreto Legislativo 101/2020, che attua la direttiva europea 2013/59/Euratom per la protezione dai rischi connessi all’esposizione al radon. La delibera stabilisce una strategia per affrontare il rischio radon individuando:
In Toscana, il paesaggio è caratterizzato da un’alternanza di montagne, colline e pianure, con la presenza di bacini che modellano il territorio. La concentrazione di Radon nel terreno dipende da diversi fattori, tra i quali la composizione dei minerali e la struttura del suolo. In particolare, le rocce di origine magmatica con una composizione ricca di silice (ad esempio il granito), presenti in alcune zone della regione, tendono a rilasciare una maggiore quantità di Radon. Le rocce sedimentarie, che si formano dal deposito di materiali trasportati dall’acqua o dal vento, e le rocce metamorfiche, che derivano dalla trasformazione di altre rocce sotto l’effetto di alte temperature e pressioni, possono presentare livelli di Radon molto variabili.
Il Radon si forma naturalmente dalla disintegrazione dell’uranio presente nelle rocce e nel suolo. È incolore e inodore. Quando si accumula negli ambienti chiusi, come le abitazioni o i luoghi di lavoro, rappresenta un rischio per la salute se inalato in grandi quantità per lunghi periodi. La direttiva EURATOM 59/2019 recepita dal Decreto Legislativo 101/2020 stabilisce i livelli di concentrazione del Radon nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro:
Come ricordiamo sempre alle persone che ci interpellano, la misurazione del Radon negli edifici è l’unico modo per avere una dato oggettivo sulla reale pericolosità del gas per la salute.
Quando gli esperti fanno riferimento alla presenza del Radom nel sottosuolo, parlano di una probabilità di rischio per le abitazioni del territorio: solo la misurazione dell’edificio può fornire informazioni certe sulla probabilità di rischio, in relazione a:
Le mappe geologiche sono un indicatore della concentrazione del Radon nel terreno, ma non ci danno informazioni sulla presenza del Radon -pericolosa per la salute- all’interno di un’abitazione. Anche in presenza di mappe, più o meno dettagliate, della concentrazione di Radon (disponibili per diverse Regioni), l’unico modo affidabile per conoscere la concentrazione media del Radon nella propria abitazione è misurarla con dispositivi e protocolli adeguati.
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